venerdì 26 dicembre 2014

Best Comics of 2014: The List



Nel 2014 ho letto abbastanza fumetti e penso quindi di poter fare il classico "Best Of" dell'anno. Ho deciso di non fare distinzioni tra mini-comics, nuove uscite e raccolte in volume di materiale già pubblicato altrove. Ho scelto semplicemente i miei fumetti preferiti tra quelli che sono riuscito a leggere e li ho messi in ordine alfabetico. Grazie dell'attenzione e buon anno a tutti.




The Amateurs, Generous Bosom, Glancing - Conor Stechschulte è il segreto meglio nascosto della scena statunitense contemporanea. Certo, quest'anno il suo The Amateurs, autoprodotto inizialmente nel 2011 in 300 copie, è stato ristampato con 8 pagine aggiuntive da Fantagraphics, ma non ha ricevuto ancora l'attenzione che merita. Peccato, perché questa storia di due macellai che non ricordano come fare il loro mestiere è una delle cose più potenti viste negli ultimi anni. Non è da meno la nuova fatica di Stechschulte, Generous Bosom, che ha esordito con una prima parte di 70 pagine pubblicata questo novembre dalla londinese Breakdown Press. Un uomo rimane a piedi in una zona desolata, mentre fuori è notte e piove. Si ritrova a casa di una coppia di coniugi che lo coinvolgono in una situazione strana e perversa, che culmina in una lunga scena di sesso descritta con impressionante realismo. Glancing è invece un albetto autoprodotto realizzato con acquarelli scuri e torbidi, in cui il cartoonist non utilizza dialoghi ma attraverso semplici sguardi riesce a restituire le dinamiche interpersonali e i desideri dei tre protagonisti, ripresi mentre fanno un bagno di notte. Opera tutt'altro che minore nella produzione dell'autore, Glancing è l'ennesima espressione di un talento cristallino.





Arsène Schrauwen - Finta biografia del nonno dell'autore, questo elegantissimo volume hardcover edito da Fantagraphics raccoglie la storia stampata in risografia dallo stesso Olivier Schrauwen. Il cartoonist belga ha dimostrato anche altrove di essere un maestro del finto documentario (si vedano per esempio le sue storie in Mould Map e nell'antologia spagnola Terry), capace di unire raffinatissimi meccanismi narrativi con uno stile grafico anti-realistico e suggestive tecniche di colorazione artigianali. Questo visionario viaggio nell'Africa coloniale è anche un romanzo di formazione che esplora le pulsioni sessuali di un giovane uomo e una riflessione satirica su temi come il colonialismo e l'illimitata fiducia nel progresso tipica dell'uomo del Novecento. Straconsigliato.





Felony Comics - Quattro crime stories paranoidi a firma Alex Degen, Lale Westvind, Pete Toms e Benjamin Urkowitz, più una cover di Benjamin Marra e una back-cover di Karissa Sakumoto. L'antologia pubblicata dalla Negative Pleasure di Harris Smith fa tutto quello che una bella antologia dovrebbe fare in sole 32 pagine, mettendo insieme storie brevi ma ben congegnate, potenti sia dal punto di vista concettuale che grafico. Per altri dettagli vi rimando alla mia recensione.





The Inside Case - Dopo This No Place to Stay, di cui ho parlato qui, il tedesco Michael Jordan propone un altro visionario viaggio nel sottosuolo sotto forma di un albetto di 16 pagine pubblicato dalla statunitense Space Face Books. Tra inevitabili rimandi a Kafka, Lynch e Cronenberg, un tratto retrò alla EC Comics, frasi a effetto, una spruzzata di surrealismo e un'altra di psicoanalisi, Jordan conferma di saper incuriosire, inquietare ed eccitare il lettore.

  


Irene #4 - Irene è una delle migliori antologie dei nostri giorni. I tre editor dw, Dakota McFadzean e Andy Warner, oltre a collaborare creativamente tra loro secondo modalità di volta in volta diverse, sono anche abili nello scovare talenti fuori dagli schemi. Questa quarta uscita, risalente allo scorso aprile, mi ha dato l'occasione di conoscere due artisti da tenere assolutamente d'occhio come Carlista Martin e Mazen Kerbaj. Non ho ancora avuto l'opportunità di leggere il quinto numero, uscito lo scorso ottobre, ma sono convinto che non mi deluderà. Per qualche frase in più date un'occhiata qui.





It Never Happened Again e Wicked Chicken Queen  - Ho recensito It Never Happened Again, raccolta di due storie a firma Sam Alden edita da Uncivilized Books, già in questo post, poi ne ho riparlato su Fumettologica ampliando il discorso anche a Wicked Chicken Queen, altra ottima uscita di Alden datata 2014, che già avevo analizzato di qua. Alden è un artista in continuo movimento, che ha sempre voglia di raccontare, come conferma il quinto numero di Frontier della Youth In Decline (ne ho parlato in quest'altro post), e di sperimentare, come testimoniano gli albetti di pixel art fatti uscire quest'anno. Intimiste, toccanti ma anche graffianti, le sue storie sfruttano tutti i mezzi del fumetto e portano il medium verso nuovi orizzonti.






Lose #6 - Il canadese Michael DeForge è una vecchia conoscenza di questo blog, dato che la recensione di Lose #5 ha occupato uno dei miei primissimi post (qui invece ho brevemente recensito il suo Very Casual). Tra le diverse cose fatte uscire quest'anno dal prolificissimo DeForge, il nuovo numero di Lose, edito come sempre da Koyama Press, contiene quello che al momento mi sembra il suo sforzo narrativo più compiuto, Me As A Baby. La storia, come al solito un riuscitissimo mix di crudeltà e ironia, vede la protagonista Cherelle pronta a tutto pur di recuperare il clarinetto rubato alla nipote, persino ad entrare nella Mafia, organizzazione criminale ben diversa da quella che conosciamo...





Megahex - Maxi-raccolta delle storie di Megg, Mogg e Owl già pubblicate sul Tumblr dell'autore con 69 pagine del tutto inedite, questo volume a firma Simon Hanselmann è stato uno degli avvenimenti e anche dei best-seller dell'anno per Fantagraphics. Ho già parlato di Hanselmann a proposito di Life Zone, quindi per avere un'introduzione al suo lavoro vi rimando lì. Qui mi limito a dire che i suoi fumetti più che semplicemente divertenti sono spiazzanti, dato che tra una risata e l'altra affiorano stupri, violenze, depressione, paranoia. Proprio come DeForge, Hanselmann unisce ironia e brutale realismo in un unicum dalle mille sfumature, lasciando il lettore disorientato, meravigliato e ammirato. Non potete non leggerlo.





Middle School Missy - Missy è una serie realizzata da Daryl Seitchik, un diario apparentemente autobiografico di una bambina arguta, insofferente e ribelle. Middle School, stampato dalla stessa autrice dopo un paio di albetti usciti per Oily Comics, è il capitolo più recente, in cui assistiamo al passaggio dall'infanzia all'adolescenza, segnato dal rosso che appare tra gli abituali bianchi e neri quando la protagonista ha le sue prime mestruazioni. Divertente come solo le cose brillanti sanno esserlo, Missy è la serie che tratta le bambine come Megahex tratta i fattoni. Ne ho parlato brevemente qui






Mould Map #3 - Se cercavate un erede di Kramers Ergot, eccovi serviti. In un bel volume patinato di ampio formato, una serie di fumetti incentrati su futuro, rivolte di strada, tecnologia, sesso: argomenti diversi ma fusi in un'antologia a elevato grado di coesione interna e con ottimi lavori di Viktor Hachmang & GHXYK2, Noel Freibert, C.F., Sam Alden, Olivier Schrauwen, Lala Albert, Joseph P Kelly, Blaise Larmee, Lando, Gabriel Corbera, Sammy Harkham, Jacob Ciocci, Joe Kessler e tanti altri. Curata da Hugh Frost e Leon Sadler, è stata pubblicata da Landfill Editions. Per qualche parola in più date un'occhiata qui.





Now and Here - Avanguardistiche come poche altre, le creazioni di Lale Westvind fanno categoria a sé e potrebbero essere il corrispettivo a fumetti dei romanzi di Thomas Pynchon, con le loro suggestioni ricorrenti e un'attitudine trasversale che trasfigura narrazione e disegni fino a renderli metafisici. Il più recente sforzo dell'autrice di Brooklyn è questa serie iniziata da qualche mese e di cui sono già usciti tre numeri, i primi due relativamente più convenzionali, il terzo più corposo nella foliazione e dalle forme di un testo illustrato. I temi rimangono gli stessi, cioè il tempo e lo spazio, rappresentati attraverso figure umane e non che si percepiscono, si guardano, si inseguono, mentre sullo sfondo aleggia l'eco di altre dimensioni e realtà. 





Nowt/Aktion #4 - In attesa di leggere il nuovo e imperdibile Days Longer Than Long Pork Sausages, uscito qualche mese fa per Space Face Books, scelgo questo albetto stampato in cento copie (e di cui ho già parlato qui) per inserire in questa lista Gabriel Corbera. Il cartoonist spagnolo ha creato con costanza un proprio universo narrativo fatto di archetipi ricorrenti, in cui fucili da caccia, catene, tigri, ragnatele, caverne, edifici distrutti e panorami desolati restituiscono il senso di oppressione della società nei confronti degli eroici ma sempre esausti protagonisti. Personale e ben strutturato, il suo stile vi conquisterà.





Le ragazzine stanno perdendo il controlloIl fumetto di Ratigher è a mio parere quanto di meglio visto in Italia quest'anno e non posso lasciarlo fuori da questa classifica. Spero che venga presto tradotto in altre lingue, perché a differenza di tanti prodotti nostrani ha un respiro internazionale. Consapevole, equilibrato, maturo ma anche pieno di inventiva e mai banale, si caratterizza per un tratto manga, una storia alla Ghost World ma soprattutto per il marchio inconfondibile del suo autore. Ho parlato delle Ragazzine in questo post sui fumetti di Lucca.






Rav - Mi dispiace non essere riuscito a trattare in maniera più estesa di questo volume, ma magari riuscirò a rifarmi con la seconda uscita, prevista per il 2015. La Youth In Decline ha nuovamente reso disponibile in un bel libro brossurato i primi numeri della serie di Mickey Zacchilli, un viaggio allucinante ma anche divertente tra sotterranei e bar infernali, pieno di violenza, sesso e genuino sense of wonder. Il tutto con lo stile unico della Zacchilli, caratterizzato da linee che oltrepassano i bordi di corpi e oggetti creando un universo caotico ma in cui spontaneità e sperimentalismo sono al servizio della narrazione.






Ritual #3 - Enigmatico quanto affascinante, il nuovo numero di questa serie targata Revival House Press conferma Malachi Ward come uno degli autori più interessanti dei nostri giorni. In un futuro imprecisato una vecchia donna spiega a suo nipote perché tutto è andato di male in peggio. Non è chiaro come la realtà abbia assunto queste forme algide e al tempo stesso sinuose, ma una rivolta di piazza di 62 anni prima ci fa capire che il mondo della protagonista non è poi così distante dal nostro. Il tratto sempre più personale, l'ottimo lavoro fatto nel mixare i due colori e un perfetto uso delle inquadrature ci regalano una piccola storia che è anche uno dei più grandi fumetti di quest'anno.






Rudy - Lodevole operazione della 2D Cloud di Minneapolis, che ha dato alle stampe un volume brossurato curato da Marc Bell e contenente il meglio delle strisce di Rudy, il gatto antropomorfo creato dal canadese Mark Connery. La gran parte del materiale risale agli anni '90 e viene da mini-comics di otto pagine autoprodotti dall'autore. Brillante, dissacrante, esilarante, pieno di dialoghi assurdi e di geniali trovate metafumettistiche, il libro mette in fila una serie di irresistibili gag con protagonisti oltre allo stesso Rudy anche Ken il pesce con i pantaloni, Phil il triangolo con le gambe e Trudy "the lady Rudy". L'ho comprato alla SPX e da allora non ho mai smesso di leggerlo. Straconsigliato.





Under Dark Weird Fantasy Grounds #1-2 - Una delle migliori notizie dell'anno è stata la nascita di questa nuova antologia semestrale, pubblicata in inglese dall'italiana Hollow Press. Michele Nitri, editor ed editore, ha avuto il merito di convincere Mat Brinkman a realizzare nuovamente una storia a fumetti e di mettere insieme un variegato team internazionale composto da Miguel Angel Martin, Tetsunori Tawaraya, Ratigher e Paolo Massagli. Se ancora non li avete, recuperate i primi due numeri, in attesa del terzo atteso per marzo. Ho parlato di UDWFG qui e qui.





Vortex - Lasciatevi travolgere dal vortice della fantascienza in bassa fedeltà di William Cardini e intraprendete questo viaggio in una terra fatta di pixel anni '80, tra Tron, Jack Kirby e Mat Brinkman. Cercate il Miizzzard dalle parti dell'Hypercastle, anche se forse sarà impegnato a liberare i Vortex dalla schiavitù dell'impero di Tolx. Ammirate le meraviglie dell'Hyperverse in questo volume pubblicato da Sparkplug Books che raccoglie i quattro numeri dell'omonima miniserie. Ho recensito Vortex qui.





Youth Is Wasted, The Lizard Laughed, I Don't Hate Your Guts - La raccolta di storie brevi Youth Is Wasted, che ho recensito qui, è al momento il miglior punto di ingresso nella produzione di Noah Van Sciver, ma l'autore di Denver quest'anno ha dato alle stampe anche tante altre cose interessanti, tra cui l'amaro confronto tra padre e figlio di The Lizard Laughed (a cui ho accennato quo) e il riuscitissimo diary comic I Don't Hate Your Guts (ne ho parlato qua). Ottenuta la benedizione del "nume" Robert Crumb a Lucca Comics, che lo ha definito come uno degli autori che apprezza di più attualmente, Van Sciver è ora pronto ad affermarsi anche tra il grande pubblico. Intanto lo aspettiamo con il nuovo Blammo e con le edizioni in volume di Saint Cole e Fante Bukowski.

lunedì 8 dicembre 2014

Fun-O-Planet





Di base a Cleveland, nell'Ohio, Nathan Ward ha soltanto 22 anni ma guarda con le sue figure sporche e rotonde alla tradizione dell'underground statunitense. Non sembra molto legato al contemporaneo Ward, anzi, il primo riferimento che viene in mente guardando i suoi umanoidi mutanti con la testa simile a un pitbull, bocche larghe e dentature bene in vista è Basil Wolverton, magari filtrato attraverso uno dei suoi eredi in ambito indie, quel Michael Roden prematuramente scomparso nel 2007. E se ci aggiungete anche i colori volutamente tenui e la carta ruvida utilizzata per confezionare le 32 pagine di questo debutto, potete ben capire che Fun-O-Planet sembra uscito almeno dagli anni Ottanta. 
La storia trasporta in ambito spaziale le vicissitudini di tre classici perdenti di periferia, abitanti di un pianeta non meglio specificato piuttosto simile alla nostra terra. Torturati e rapiti da un tentacoloso alieno, vengono portati su Fun-O-Planet, dove li attende un altro mostruoso essere desideroso di impossessarsi dei loro cervelli, necessari alla sopravvivenza della sua specie. L'arte di Ward è tutta nei dettagli e nelle trovate bizzarre, che da queste parti non mancano di certo. Ecco così che i tre protagonisti vengono lobotomizzati con una lingua che gli entra negli occhi, rompono il televisore a testate e poi passano il tempo a guardare lo schermo frantumato completamente stonati, fanno telefonate con cellulari che gli escono dal cranio. La seconda parte è quella più ricca graficamente, tanto che il viaggio nello spazio è accompagnato da momenti visionari che ricordano gli intermezzi musicali dei cartoon Disney di una volta, tra luna-park, mani che applaudono e piatti di spaghetti. E anche il secondo numero promette grandi cose, dato che nel finale i tre balordi, ormai privi di cervello e quindi più tonti che mai, salgono su un pulmino per farsi un giro nelle lande tossiche e devastate di Fun-O-Planet.


domenica 30 novembre 2014

Vortex





di William Cardini, Sparkplug Comics, Portland (Oregon, Usa), Ottobre 2014, 140 pagine, bianco e nero, $13.  

E' dal 2007 che William Cardini costruisce fumetto dopo fumetto il suo Hyperverse, un mondo bizzarro e irreale rappresentato attraverso soluzioni grafiche che ci portano contemporaneamente avanti verso un futuro fantascientifico e indietro all'era dell'Atari e del VIC-20. Pubblicato in una serie di quattro mini-comics, Vortex è stato ristampato recentemente in volume da Sparkplug, dando la possibilità di leggere questa epopea cosmica anche a chi come me aveva perso i singoli albi.
La storia vede protagonista il Miizzzard, un personaggio ricorrente dei fumetti ambientati nell'Hyperverse, che assume forme differenti a seconda delle epoche storiche in cui appare. La forma più ricorrente è quella di un mago da saga fantasy ed è sotto questo aspetto che si reca su un nuovo pianeta per investigare perché nonostante siano presenti degli iperraggi non ci sia traccia di nessuna iperstruttura (insomma, un bell'ipercasino). Arrivato lì, si confronta con una forma di vita aliena apparentemente ostile ma che in realtà ha lo scopo di reclutarlo per liberare una serie di entità, i Vortex appunto, dallo schiavismo dell'impero di Tolx. Per fare ciò dovrà introdursi in un'unità di controllo, intraprendendo un viaggio in un territorio oscuro pieno di figure psichedeliche in bianco e nero che ricordano le prime rappresentazioni in computer grafica del cyberspazio. 




A differenza che nei primi fumetti ambientati nell'Hyperverse, in Vortex Cardini ha abbandonato completamente matita e china per dedicarsi soltanto al disegno al computer. In particolare la spessa linea tremolante utilizzata per definire il protagonista Miizzzard e per suddividere le vignette è realizzata con Manga Studio, mentre la materia grigia formata da sostrati di linee e quadretti, che costituisce la gran parte delle altre figure e degli ambienti, è resa con Photoshop. Questo processo creativo dà vita a un universo alieno fatto di forme geometriche e schemi grafici, che come detto inizialmente ricorda più un videogioco vintage (o anche una versione underground e dark di Tron) che gli esotismi spaziali a cui ci hanno abituato film, telefilm e fumetti di fantascienza.
Questa realtà così straniante non nasconde comunque numerose influenze fumettistiche e letterarie. Il primo riferimento sono i fumetti cosmici della Marvel e della Dc Comics, dal solito Silver Surfer all'opera omnia di Jack Kirby, in particolare il Quarto Mondo e gli Eterni. La storia è impregnata anche di saghe fantasy e fantascientifiche, come conferma lo stesso autore in questa intervista con lo scrittore e giornalista David Z. Morris. Queste basi, derivanti in gran parte da letture adolescenziali, sono rivisitate attraverso una sensibilità che guarda all'underground degli ultimi vent'anni. D'altronde Mat Brinkman è dichiaratamente una figura fondamentale nella formazione di Cardini, che lo ha citato spesso come fonte d'ispirazione. Vortex è anche affascinante perché mette in fila pagine alla Fort Thunder seguendo un processo creativo e delle tecniche del tutto opposti a quelli viscerali e artigianali del gruppo di Providence.




Un altro paradosso di Vortex tira ancora in ballo Jack Kirby. The King ha riempito le pagine dei suoi Eterni di dispositivi tecnologici di ogni tipo, cavalcando una tendenza retrofuturista diffusissima in passato e volta a immaginare futuri e mondi alieni ipertecnologici. Kirby passava giornate a disegnare con matita e china navicelle spaziali, edifici avveniristici, dispositivi complessissimi. Adesso che di mondi fantascientifici ipertecnologici ne abbiamo visti a bizzeffe e che la tecnologia è parte del nostro quotidiano, Cardini utilizza un dispositivo tecnologico, anche se  ben più piccolo di quelli che riempivano le doppie pagine degli Eterni, per creare mondi spogli e desolati ricchi di figure astratte, che oggi sembrano ai nostri occhi ben più alieni di quelli immaginati da Kirby. Per approfondire le influenze di Kirby su Vortex (oltre che su By This You Shall Know Him di Jesse Jacobs e Forming di Jesse Moynihan, due letture altrettanto consigliate), vi rimando a questo interessante articolo di Robert Boyd sul blog The Great God Pan Is Dead.
Nonostante la dimensione di Vortex sia fantascientifica e i disegni vadano spesso a finire nell'astrattismo, nel fumetto di Cardini non manca una componente materiale legate al corpo. Anzi le lacerazioni corporee, le mutilazioni, le mutazioni rappresentano uno dei temi della storia sin dalle prime pagine. Il Miizzzard e i suoi antagonisti si danno battaglia in un susseguirsi di lesioni, morti apparenti, carne che si scioglie a terra come in un quadro di Dalì, mostri che rinascono dalla pancia del nemico in stile Alienscissioni, ricomposizioni corporee e antropofagia come se fossimo in un libro di mitologia greca. Le diverse prove e sofferenze accompagneranno il protagonista in un faticoso cammino verso la conclusione, quando per salvarsi dalla morte imminente tenterà di divorare l'energia di un intero pianeta. E se volete scoprire cosa succederà non vi resta che leggere Vortex oppure affacciarvi dalle parti dell'Hypercastle per scoprire se il Miizzzard è tornato a casa sano e salvo...



domenica 16 novembre 2014

I fumetti di Lucca Comics




Dell'ultima edizione di Lucca Comics & Games avrete ormai già letto in giro. Anche io ne ho parlato con un reportage "generalista" per Broken Frontier (in inglese), in cui mi sono concentrato soprattutto sugli incontri con Crumb e Shelton, sulle mostre allestite a Palazzo Ducale e sulle novità editoriali fruibili anche da lettori anglofoni. Se ve lo siete perso, vi consiglio inoltre la trascrizione dell'incontro di Crumb e Shelton con la stampa, riportata integralmente su Fumettologica. Un altro reportage degno di nota è quello di Smoky Man sul suo blog Smokyland, per cui ho fornito un po' di foto scattate in loco. Qui invece di fare le considerazioni - che poi sono più o meno le stesse ogni anno - sul "senso" del festival, sulla folla esagerata che arriva in città nel fine settimana (per fortuna che giovedì e venerdì si stava bene), sull'invasione dei cosplayer, preferisco concentrarmi sulle novità cartacee che più possono interessare chi ama il fumetto cosiddetto indie, con qualche digressione qua e là. L'occasione è buona anche per parlare di qualche realtà che in passato ho trascurato a favore di preferenze decisamente esterofile.





Collezione Crumb vol. 1: Kafka Dick Bukowski visti da me e Freak Brothers vol. 1: Idioti all'estero - Primi volumi delle nuove collane sui due mostri sacri dell'undeground statunitense, a opera di Comicon Edizioni. Era dai tempi delle Edizioni Nuova Frontiera che Crumb non riceveva un trattamento simile in Italia, anche se nemmeno in questo caso si tratta di una raccolta organica e cronologica del suo materiale (d'altronde sarebbe quasi impossibile realizzarla), quanto di una serie di volumi monografici. L'inizio è abbastanza insolito e poco... crumbiano. A mio parere sarebbe stato meglio partire con qualcosa che esprimesse i tratti distintivi dell'arte di Crumb, per esempio un Mr. Natural o un Fritz il Gatto, in modo da spingere più facilmente nuovi lettori all'acquisto di questo primo libro, che doveva servire da traino per l'intera collezione. Comicon ha invece scelto di iniziare dal rapporto dell'autore con la letteratura e in primis da Introducing Kafka (già vista in Italia prima per Feltrinelli e poi per Bollati Boringhieri), un'analisi della vita e dell'opera dello scrittore ceco con gli ottimi testi di David Zane Mairowitz e le illustrazioni del nostro, che occupa la gran parte di queste 248 pagine. Troviamo poi una serie di adattamenti tratti da Weirdo, come il celebre L'esperienza religiosa di Philip K. Dick, Frau Holle dei Fratelli Grimm, la fiaba Ricciolidoro e i tre orsi, Diario londinese di Sir James Boswell, Psychopatia Sexualis di von Krafft-Ebing, La Nausea di Sartre. Chiudono il volume sei pagine a tema Bukowski e un bel profilo di Crumb a opera di Luca Boschi. Tranne alcune occasioni in cui l'autore riscrive le opere originali a modo suo, la gran parte di questi Klassic Komic è abbastanza fedele all'originale, anche se ovviamente i disegni sono in puro stile Crumb, dal cartoon underground usato in Ricciolidoro al morboso stile ondeggiante della Nausea, fino al lungo e splendido lavoro fatto nel rendere la vita e le opere di Kafka.
Anche la prima puntata dei Freak Brothers unisce una scelta editoriale particolare all'assoluta qualità dei contenuti. Probabilmente la decisione di non iniziare dalle prime storie in bianco e nero di Gilbert Shelton, realizzate alla fine degli anni '60, ma di pubblicare subito Idioti all'estero, creata dall'autore texano insieme al compare Paul Mavrides a metà degli anni '80, è dovuta al fatto che questa è senz'altro l'avventura più strutturata dei Fratelli Freak, caratterizzata anche da un uso del colore che può attirare il lettore occasionale. Personalmente, non avendo mai letto in precedenza The Idiots Abroad, mi sono veramente divertito a ogni pagina di questo assurdo romanzo picaresco che è anche un'efficace satira dei totalitarismi, dei mass media e della tecnologia. Notevole la postfazione dello stesso Shelton, che ci racconta di persona la storia delle sue "favolose e pelosissime" creature.




Canicola Germania e Solitudine di Josephin Ritschel - Purtroppo non potrò essere a Bologna dal 20 al 23 novembre per Bilbolbul, festival che quest'anno rinasce con nuove date e un programma davvero notevole, soprattutto per quanto riguarda le mostre espositive: se avete la possibilità, non perdetelo assolutamente. Tra le varie mostre ce ne sono un paio curate da Canicola e dedicate agli autori tedeschi protagonisti delle uscite presentate in anteprima a Lucca. La prima è il dodicesimo numero dell'omonima antologia, che dopo un inizio dedicato a un gruppo abbastanza definito di autori italiani è diventata a tutti gli effetti una pubblicazione di ricerca, continuando in questo caso il filone inaugurato con la monografia sulla scena alternativa cinese. A rappresentare la Germania ci sono sette autori, da quella Aisha Franz già pubblicata con Alien a Paul Paetzel, che gli attenti lettori di questo blog già conosceranno come membro del collettivo berlinese Biografiktion e qui autore della coloratissima copertina. Più che una raccolta di storie come i precedenti, questo numero di Canicola è un catalogo della mostra del Bilbobul, e si concentra quindi non tanto sullo storytelling quanto sui contenuti visivi, tra cui spiccano l'elegante irriverenza di Paetzel, i caldi colori pastello di Sophia Martineck, l'astrattismo geometrico di Anne Vagt. Ottimo anche il contributo di Josephin Ritschel, di cui viene pubblicato in formato più ampio l'albetto Grandma Moses In Doses uscito quest'anno per la berlinese Re:Surgo! e che rappresenta al momento il suo apice artistico. La stessa Ritschel è autrice dell'altra uscita di Canicola legata alla Germania, Solitudine, un'allegoria catastrofista ispirata a L'Invasione degli Ultracorpi, ricca di splash-page che esaltano lo stile suggestivamente statico e legnoso dell'autrice.





Work - Restiamo a Bologna con la nuova antologia di casa Delebile, che ribadisce formula e formato delle precedenti Home e Mother, unendo autori autoctoni e ospiti stranieri attorno a un tema comune in un elegante libro brossurato di 142 pagine. La prima cosa che si nota è la qualità sempre crescente dei contributi degli autori di casa, che dimostrano di aver lavorato tanto in questi anni sulla costruzione delle storie e sullo stile. I diversi contributi possono piacere o meno, ma tutti hanno un loro valore intrinseco, cosa che non è scontata per un'antologia composta in larga parte da autori emergenti o quantomeno poco conosciuti dal grande pubblico. Tra lavori neorealisti (Paolo Cattaneo, Mateus Acioli, Cristina Portolano, il duo Nanfitò-Settimo) ed altri grosso modo riconducibili a un fantasy screziato da influenze manga (Nicolò Pellizzon, Ugo Schiesaro, Ilaria Boscia), le cose migliori riescono a chi fa emergere in poche pagine un'identità artistica ben precisa: penso per esempio ai saliscendi temporali di Lise e Talami (con tutta probabilità ispirati a Here di Richard McGuire), alle splendide matite di Silvia Rocchi, alla minimale tragicommedia di Melissa Mendes, alle ormai inconfondibili atmosfere di Bianca Bagnarelli. E non è finita qui: sempre in occasione di Bilbolbul, Delebile pubblicherà Hobo Mom, un albo di 60 pagine realizzato a quattro mani da Charles Forsman e Max De Radiguès, che avranno anche una mostra interamente dedicata alla loro collaborazione.




Under Dark Weird Fantasy Grounds #2 - Prosegue il viaggio della Hollow Press di Michele Nitri tra bui sottoscala, dungeon desolati e panorami infernali. Qui il luogo è il messaggio e le ambientazioni delle storie sono più importanti delle vicende narrate. Non che manchino i colpi di scena, perché questa seconda uscita riesce a sviluppare in maniera quasi stupefacente quelli che nel primo numero potevano sembrare semplici divertissment. Mat Brinkman per esempio continua a raccontare le vicissitudini della mano protagonista del suo Cretin: Keep on Creep'n Creek, con una soluzione alla Psycho di Hitchcock: l'apparente "personaggio" principale diventa vittima, finendo "in mano" a creature ben diverse da quelle viste finora. Il lettore viene trasportato da un'atmosfera alla Teratoid Heights verso nuovi e stuzzicanti scenari. La svolta di Tetsunori Tawaraya è forse ancora più stupefacente: i mostruosi personaggi, disegnati con il solito dettagliatissimo pointillisme underground, iniziano a parlare e fanno capire che dietro l'inesplicabile scontro tra mostri del primo episodio si celava un intreccio ben più complesso. Per il resto Miguel Angel Martin e Ratigher continuano a tessere le fila dei loro racconti, mentre Paolo Massagli realizza un'altra storia autoconclusiva nel suo personale Hell, pieno di mostri ma anche di nudi femminili e fast food... Ma siamo proprio sicuri di essere all'inferno?




Cocktails Pre-Dinner - La copertina e il tema di questo albetto bilingue di 48 pagine a colori pubblicato dallo Studio Pilar potrebbero far pensare a uno dei tanti progetti pseudo-alternativi che si vedono oggigiorno, carini carini carini ma in realtà tutto fumo e niente arrosto. Per fortuna non è così e le sei storie qui contenute, ognuna dedicata a un cocktail diverso, sono tutte degne di nota, rendendo l'antologia una delle migliori cose viste nella Self Area quest'anno. Chema Peral adatta l'Old Fashioned in forma di romanzo ottocentesco alla Dr. Jekyll e Mr. Hyde, Andrea Mongia viaggia nel mondo di Mad Men per servire il suo Manhattan, Anna Deflorian (anche lei in mostra a Bilbolbul) inscena un Negroni sensuale e ambigo, Miro Denck disegna un Hemingway che beve un Daiquiri a Cuba, il Dottor Pira fa esplodere il suo Bronx in un trionfo di ruberie e sbruffonate, Giulia Tomai ci mostra gli effetti benefici ma illusori di un Margarita. La simpatica introduzione sulla storia del cocktail dà ulteriore unità a un progetto compatto e ben strutturato. E questo è soltanto il primo volume.




Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra di Ratigher - Chi bazzica on line già saprà tutto di come Ratigher si è autoprodotto e autopromosso questo libro attraverso il sito Prima o Mai. A Lucca il volume era disponibile presso Saldapress e GRRRzetic, che hanno acquistato un sostanzioso quantitativo di copie al momento della prevendita. Dettagli tecnici a parte, Le ragazzine è la storia di un'amicizia morbosa e ribelle, un Ghost World suonato punk in cui le protagoniste non si prendono gioco degli stilemi della cultura americana, come accadeva nel fumetto di Clowes, ma rifacendosi appunto ai punk usano in maniera rivoluzionaria gli strumenti del sistema e in particolare della medicina, sottoponendosi ad analisi ed esami di ogni tipo soltanto per provare qualcosa. Niente è fuori posto in queste pagine, che mostrano un autore completo e maturo ma che non perde in potenza e inventiva, come testimonia l'amore per le soluzioni narrative non convenzionali, a partire dalla scelta del titolo, una traduzione in parole dei flash-forward di Trama, e dall'uso del colore, più simbolico che realistico. Comprate e leggete questo libro finché siete in tempo.




Fun di Paolo Bacilieri - Come avevo anticipato, questa Lucca sono stato ospite dello stand Hollow Press e a un certo punto avevamo quasi tutti una copia dell'ultimo Bacilieri, che dalle nostre parti è stata una sorta di best-seller, anche se non credo che complessivamente abbia venduto le stesse copie dei libri di Zerocalcare e soprattutto di Sio (di cui non conoscevo l'esistenza fino a quando, dopo l'incontro con Crumb e Shelton all'Auditorium San Romano, non riuscivo più a rientrare nella Self Area per la fila di ragazzi a caccia di un suo sketch). Comunque non divaghiamo e veniamo a Fun, prima parte della storia delle parole crociate raccontate attraverso gli occhi di Zeno Porno e del professor Pippo Quester, intervallata dalla ristampa di alcune storie brevi realizzate da Bacilieri negli ultimi anni e già viste su pubblicazioni varie. Il libro, pubblicato da Coconino, si sviluppa su diversi livelli temporali e concettuali e se la parte storica funziona, quella ambientata nel presente è piuttosto debole e poco si lega alle storie brevi, contraddistinte dall'uso del colore. Tuttavia molti fili narrativi rimangono in sospeso e non resta che aspettare il secondo volume per un giudizio definitivo. Intanto godiamoci i disegni, meravigliosi soprattutto nelle pagine iniziali che descrivono con cura per i dettagli la New York degli anni Dieci, dove Arthur Wynne creò il primo cruciverba della storia.




Le avventure della fine dell'episodio, Imbroglio e La nuova pornografia di Lewis Trondheim. Grazie al solito Alberto Choukhadarian, che qui si è occupato della revisione dei testi, sono venuto a conoscenza della pubblicazione di questi mini-comics di Lewis Trondheim pubblicati da Proglo Edizioni. Non si tratta di materiale nuovo, dato che i primi due risalgono al 1995 e il terzo al 2006, ma di una doverosa edizione italiana di divertenti esperimenti fumettistici ingiustamente dimenticati. Le avventure, realizzato in collaborazione con il disegnatore Frank Le Gall, è una parodia del giallo e in particolare del murder mistery all'inglese, con un tocco francese alla Alain Resnais, giustamente citato nella postfazione di Raffaele Ventura. Non conosciamo i presupposti della storia, ma assistiamo direttamente a una continua successione di colpi di scena che vanno a esaurirsi nel nonsense. E alla fine non possiamo che sorridere e meravigliarci per il meccanismo a orologeria con cui Trondheim ha costruito questo fumetto. Anche l'impianto narrativo di Imbroglio potrebbe ricordare Resnais e in particolare il suo Melò, ma lo sviluppo è ben diverso. Come nel precedente, ci sono tre personaggi in una stanza ma questa volta invece di dover risolvere un caso complottano tra loro con una ripetizione continua di rivelazioni e morti apparenti, fino al divertentissimo epilogo. Di altro stampo, e a mio parere meno riuscito rispetto agli altri due, è La nuova pornografia, un esperimento esclusivamente grafico che raffigura il sesso e il voyeurismo attraverso una serie di immagini astratte. Chiudo con un plauso particolare per le postfazioni scritte in ogni albo da Raffaele Ventura: analitiche, sintetiche, sempre dritte al punto, erudite ma mai saccenti, rappresentano l'esempio della postfazione perfetta.

lunedì 27 ottobre 2014

Lucca Comics 2014




Per chi sta cercando un buon motivo per andare anche quest'anno a Lucca, posso provare a darvene almeno un paio: Robert Crumb e Gilbert Shelton. I due cartoonist statunitensi saranno ospiti di Comicon Edizioni, che presenterà in anteprima il primo di sei volumi della Collezione Crumb e l'esordio di un'antologia in tre uscite dedicata ai Freak Brothers di Shelton. Da non sottovalutare nemmeno la presenza della moglie di Crumb, Aline Kominsky, artista underground nota per le collaborazioni con il marito ma che ha alle spalle anche un'ottima produzione solista. Crumb e Shelton incontreranno i lettori sabato 1 novembre all'Auditorium San Romano alle 14.30, mentre lo stesso Shelton terrà due sessioni di autografi venerdì 31 e sabato 1 alle 16 presso lo stand di Comicon. Niente autografi invece per Crumb, ma è già tanto rivederlo in pubblico, dato che negli ultimi anni ha presenziato di rado ad eventi di questo genere. Di lui si parlerà anche nell'incontro Crumbology, giovedì 30 alle 17.45 presso l'Auditorium Fondazione Banca del Monte, dove Paolo Interdonato, Paolo Bacilieri, Marco Corona, Maurizio Rosenzweig e Matteo Stefanelli rifletteranno sull'influenza di Crumb sul fumetto italiano.




Per quanto mi riguarda, se qualcuno volesse scambiare due chiacchiere o semplicemente fare conoscenza, quest'anno mi troverete nella Self Area allo stand della Hollow Press di Michele Nitri, che porterà alla mostra il secondo numero dell'antologia Under Dark Weird Fantasy Grounds (qui la recensione della prima uscita), con la prosecuzione dei serial realizzati da Mat Brinkman, Miguel Angel Martin, Tetsunori Tawaraya, Ratigher e Paolo Massagli. Sarò lì tutti e quattro i giorni, tranne quando mi assenterò per girare un po' tra gli stand, gli incontri e le mostre espositive. Tra le varie "cose" che succederanno vi segnalo l'incontro con Ratigher per la presentazione del suo libro autoprodotto Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra (giovedì 30 alle 17, Palazzo Ducale), la proiezione del documentario 5Fumettisti5 sui "parigini" Alessandro Tota, Manuele Fior, Giacomo Nanni, Luigi Critone e Piero Macola (venerdì 31 alle 12.30, Auditorium San Girolamo), il debutto della nuova Grrrz Comic Art Books (venerdì 31 alle 18, Palazzo Ducale), la presentazione del nuovo progetto legato a Lucca Comics & Science con Tuono Pettinato e altri autori (sabato 1 alle 12, Palazzo Ducale e alle 15.30, Chiesa dei Servi, mentre alle 17 Tuono Pettinato parlerà del suo Nevermind al Palazzo Ducale), l'incontro Cinque buone ragioni per fare fumetti moderato da Matteo Stefanelli e con ospiti Rutu Modan, Brian Lee O'Malley, Brian K. Vaughan e Masakazu Katsura (sabato 1 alle 17.30, Auditorium San Romano). Come potete intuire il cast degli ospiti è notevole (peccato per il forfait all'ultimo momento di Paul Pope) e Lucca ha sempre più un respiro internazionale. Tante anche le novità editoriali, penso per esempio al nuovo numero di Canicola dedicato alla Germania, alla pubblicazione italiana del Sock Monkey di Tony Millionaire grazie alle Edizioni BD, alla nuova antologia di Delebile intitolata Work, al ritorno di Paolo Bacilieri con Fun edito da Coconino Press, all'albo Selfy stampato da Inuit con il sostegno di Lucca Comics & Games e realizzato da un bel gruppo di artisti italiani. 
Continua invece a latitare l'attenzione alle produzioni indipendenti straniere, che invece non manca in tante altre manifestazioni vicine a noi (penso ad esempio al Fumetto di Lucerna). D'altronde quello di Lucca è un altro tipo di festival e la scelta fatta dagli organizzatori è stata puramente commerciale, dato che ha ampliato nel corso degli anni l'area di interesse seguendo i gusti del pubblico, quindi in direzione del cosplay, dei giochi, dei film, delle serie tv e via dicendo. E questo ha portato alla confusione che domina i momenti più "pieni" del festival, anche se quest'anno la fiera si svolgerà in due giorni feriali su quattro e chi potrà muoversi in tempo riuscirà a girare con un po' di tranquillità in più rispetto al caos immancabile del weekend. Comunque coraggio, ci si vede a Lucca.


domenica 26 ottobre 2014

Pompei

di Toni Alfano, Neo Edizioni, Castel di Sangro (Italia), settembre 2014, brossurato, 136 pagine in bianco, nero e rosso, 17x23, euro 17.




Pittore e grafico milanese classe '77, Toni Alfano mostra la sua matrice culturale in Pompei, debutto a fumetti edito dalla Neo di Castel di Sangro. Si tratta di un libro illustrato senza una trama lineare, un viaggio dell'autore/protagonista dentro se stesso, alla ricerca di angosce esistenziali, incubi e paure da lasciarsi alle spalle. Il tutto raccontato con testi riflessivi, descrittivi, onirici, lirici e poetici, accompagnati da immagini stilisticamente diverse tra loro, provenienti da diversi periodi della produzione pittorica dell'autore. Pompei non è dunque da interpretare come un vero e proprio romanzo grafico ma piuttosto come un diario o uno sketchbook in cui l'autore presenta la poliedricità del suo stile tracciando un percorso non solo artistico ma anche esistenziale.
Il primo capitolo, Io non esisto, è anche il più affascinante dal punto di vista figurativo. Le riflessioni di un uomo giunto alla soglia dei trent'anni sono stemperate dai fumetti che troviamo all'interno delle illustrazioni, frasi secche che giocano con il linguaggio degli slogan, dei luoghi comuni, delle canzoni. Il modo di disegnare i volti ricorda Marco Nizzoli, le tavole sono ricche di particolari e richiamano le avanguardie artistiche di inizio Novecentro, mentre il rosso è utilizzato in maniera originale e dinamica. 





Transumanar riorganizzar, secondo capitolo del volume, mantiene l'uso del rosso ma svuota le pagine barocche del primo riducendole all'essenziale. Qui è il bianco a dominare, mentre i corpi e gli oggetti diventano contorni vuoti e stilizzati: dai piccoli quadri della prima parte siamo passati allo schizzo, a volte allo scarabocchio, ma non nel senso negativo del termine. Quando poi le tavole si riempiono di puntini, di quadretti, di arabeschi l'arte di Alfano risplende e ci regala alcune delle cose migliori del volume. La terza parte, Onironautica, è ben diversa da quanto visto in precedenza. Il rosso scompare a favore di un grigio capace di restituire un mondo ambiguo, indefinito, in cui sogni e ricordi di infanzia si uniscono e si confondono, mentre i testi danno vita a una sequenzialità finora inedita, con l'autore che smette di procedere per strappi trovando per la prima volta una dimensione narrativa. E' questa la sezione in cui Alfano riesce meglio a fare fumetto, cioè a mettere in relazione testo e disegni in modo efficace, ma è anche quella più ordinaria a livello grafico, simile a una serie di illustrazioni realizzate di recente e raccolte sotto il titolo di Anima Mundi. Arriviamo così alla quarta e quinta parte, intitolate rispettivamente Zeppelin e Molok. La sorgente. Qui l'autore riprende grosso modo lo stile iniziale, soprattutto nell'uso del rosso, ma le linee sono meno definite e abbondano i tratteggi della matita, assenti nel primo capitolo. Zeppelin è dominato dalla metafora del dirigibile e dall'immaginario orientale, mentre Molok giustappone scenari desolati, claustrofobici e marginali all'astrattismo della catarsi finale, che avrebbe meritato più spazio.
Graficamente ricco e complesso, Pompei mostra sotto altri aspetti la sua natura di opera prima. Alfano è molto più raffinato come illustratore che come scrittore e infatti i testi risultano spesso verbosi e sin troppo spontanei, come se fossero stati presi dal diario dell'autore e riversati direttamente sulla pagina: un maggiore lavoro di cesello non avrebbe guastato e avrebbe donato unità a un corpus confuso e disunito. Tuttavia nei cinque capitoli del volume l'artista milanese riesce a offrire un interessante campionario di approcci all'arte disegnata e a creare un'opera che riesce a essere atipica e stimolante.



giovedì 23 ottobre 2014

Dog City #3





Il terzo numero di Dog City è fatto di dieci mini-comics, una stampa, un poster, una pagina di giornale e una piccola rivista, il tutto impacchettato in una bella scatola di cartone disegnata da Simon Reinhardt, editor dell'antologia con Juan Fernandez e Luke Healy. La copertina descrive la vita in una città abitata da cani antropomorfi, ritratti mentre si abbracciano seduti sui binari del treno o mentre fumano appoggiati al muro: intorno a loro il sole, graffiti, edifici e manifesti pubblicitari. Gli stessi cani sono i personaggi di How We Ride, il mini-comic realizzato da Reinhardt, senz'altro una delle cose migliori dell'antologia. Autore di fumetti capaci di unire humor raffinato e delicata malinconia, Reinhardt è particolarmente talentuoso nell'uso del colore, come ha dimostrato nei suoi At The Dj Screw Museum, Detectives e Lost Films. Qui, come era già accaduto in Dead Rappers, pubblicato nel numero precedente di Dog City, usa un bianco e nero fatto di uno stile cartoon dal tratto spesso, accompagnato da didascalie brevi ma efficaci. How We Ride racconta la storia di una gang di cani vestiti come umani, che vanno in giro per la città passando il tempo come tanti altri ragazzi, tra fast food e parcheggi. Non succede niente di particolare in questo fumetto, ma Reinhardt riesce a comunicare un senso di attesa tipico della gioventù, l'idea che "tutti noi andremo via da questo paese prima o poi" ma anche la sensazione che "per ora siamo bloccati qui". Nel presente questi cani possono solo godersi il momento e ululare alla luna, sperando che il futuro possa essere all'altezza dei loro sogni.




Reinhardt è presente nell'antologia anche con un'interessante retrospettiva su Taboo, l'antologia cult curata tra il 1988 e il 1992 da Stephen Bissette, conosciuto ai più per aver fornito le matite ad alcuni episodi dello Swamp Thing di Alan Moore. Bissette è attualmente un insegnante al Center for Cartoon Studies, luogo di nascita di Dog City, e infatti la grandissima maggioranza dei collaboratori vengono dalla scuola fondata da James Sturm a White River Junction, nel Vermont. Nella piccola rivista troviamo anche un articolo di Julia Zuckerberg sui diari a fumetti, un saggio sulle strisce di genere avventuroso scritto da Nik James e un'intervista con Reilly Hadden, un altro studente del Center for Cartoon Studies che ha messo insieme per l'antologia una fantastica collezione di Who's Zoo, una misconosciuta ma divertentissima striscia degli anni Venti scritta e disegnata dal bisnonno di Hadden, Tom Dibble Jr. Al di là del notevole valore intrinseco di Who's Zoo, è divertente paragonarlo al foglio di giornale realizzato da Dan Rinylo, che riprende nei disegni il tipico stile delle strips, alla Krazy Kat per intenderci, ma lo rilegge con una sensibilità contemporanea.
Per il resto Dog City contiene un poster di Laurel Lynn Lake, una stampa di Steven Krall e i mini-comics - in formati e stili diversi - di Amelia Onorato (Fortes Fortuna), Jenn Lisa (Garrettsville), Allison Bannister e Tom O'Brien (Going In Blind), Caitlin Rose Boyle ("mice"), Luke Healy (Starlight), Sophie Goldstein (Strands), Iris Yan (The Tarot Man), d.w. e Juan Fernandez (They Won't Get to You). Alla fine viene fuori una bella collezione di fumetti autoprodotti, ancor più valida se pensiamo che la maggior parte di essi sono già maturi sia nel disegno che nei contenuti nonostante la giovane età dei cartoonist.




Tra i più riusciti c'è a mio parere The Tarot Man di Iris Yan, una piccola storia di un pinguino triste e monotono che trova l'amore, ispirata dal mondo dei tarocchi. Il mini è realizzato in un rigido bianco e nero, ma alla fine possiamo trovare un pizzico di colore nel cuore del protagonista. Ottimo come sempre il lavoro di Sophie Goldstein: Strands è una commedia enigmatica ma a suo modo emozionante, dove il passato torna ad animare la vita di una donna solitaria e chiusa in se stessa, mentre il futuro sembra riservare soltanto superficialità. La storia condivide alcune tematiche con Edna II, il fumetto realizzato dalla Goldstein per il terzo numero dell'antologia Irene, e ciò conferma che l'ex studente del Center for Cartoon Studies, vincitrice quest'anno di un Ignatz Award, ha sviluppato uno stile personale e intrigante. Garrettsville di Jennifer Lisa ricorda invece per alcuni aspetti How We Ride di Reinhardt, ma usa la struttura del diario e uno stile volutamente infantile. Il fumetto descrive la vita in una piccola città e le complicazioni della crescita, mostrandoci una ragazza che si lascia pian piano alle spalle gioie e dolori della gioventù.


domenica 12 ottobre 2014

Avventure sull'isola deserta

di Maciej Sieńczyk, Canicola, Bologna (Italia), ottobre 2014, brossurato, 152 pagine a colori, 17x24, euro 17.




Ci sono autori che in ogni frase, ogni immagine, ogni storia mostrano il loro mondo. Maciej Sieńczyk è uno di questi. Di lui conoscevo finora soltanto i fumetti pubblicati su š!, antologia lettone di cui l'illustratore e artista polacco è un assiduo collaboratore. Il decimo numero di š!, dedicato alle "sea stories", si apriva proprio con una copertina di Sieńczyk, raffigurante un uomo distinto che si allontana dalla terraferma su una barca a remi, guidata da figure in nero. All'interno un breve racconto sviluppava il tema del naufragio in chiave paradossale. Nel tredicesimo numero dell'antologia il contributo di Sieńczyk esordiva così: "Che cosa rende certe storie così interessanti? Nessuno lo sa. Quando si fa tardi, il vecchio inizia a raccontare le sue storie, e immediatamente c'è silenzio e facce pensierose intorno a lui".
Il mare e le storie, dunque. E' questa la materia di cui è fatto Avventure sull'isola deserta, opera sulla lunga distanza che fa arrivare in Italia l'autore polacco grazie al collettivo bolognese Canicola. Un uomo si imbarca sull'Andrea Doria, naufraga, si mette in salvo su un'isola, viene ritrovato da altri marinai e torna a casa. Non tanto una trama semplice, piuttosto una semplice cornice per sogni, racconti letti sui libri e soprattutto per le storie che il protagonista, i suoi compagni di viaggio e gli altri comprimari condividono. La stessa vicenda del naufrago è una storia, dato che in apertura l'autore ci mostra un altro uomo che inizia a leggere un volume ritrovato sulla porta di casa, intitolato appunto Avventure sull'isola deserta
Il mondo di Sieńczyk è fatto di storie che rimandano ad altre storie, come un Decameron o Le mille e una notte a fumetti. Tra una pagina e l'altra troviamo uomini che si tagliano le dita per sentirsi vivi, attrezzi per l'ispezione dei campi di mais, "scimmie" nella vasca da bagno, giovani psicocinetiche, un essere fatto di pane. Ma più che le stesse vicende narrate ad emergere è proprio l'ansia di raccontare, preponderante rispetto all'indifferenza con cui viene vissuto ogni avvenimento reale, anche drammatico. La realtà è così soltanto un intermezzo, tanto che la costante ricerca di pretesti per innescare l'ennesima storia è una precisa scelta contenutistica volta a delineare personaggi che trascurano il quotidiano a favore dell'immaginazione. Si tratta di uomini senz'anima, privi di emozioni, incapaci di vivere il presente. Anche quando si incontrano sull'isola deserta, dunque in una situazione di apparente emergenza, non stabiliscono nessuna relazione solidale. L'unica cosa che interessa è esprimere se stessi, far prevalere la propria individualità su quella dell'altro. Inoltre non c'è nessuna attenzione per le storie altrui, anzi mentre uno parla l'altro imita "il rombo del tuono per farsi notare". 




La mancanza di pathos è confermata dal finale, che non vi anticipo ma che pure avrebbe una sua accezione drammatica. Le ultime due tavole ci danno probabilmente la giusta chiave di lettura del libro: mentre noi guardiamo, leggiamo, ascoltiamo e sogniamo storie la vita segue il suo corso, inesorabile e a volte spietata. Il che potrebbe essere letto come una metafora della futilità della vita, solo una storia tra le storie, o come una parabola sul consumo culturale. Ciò che è certo è che questo accavallarsi continuo di vicende assurde e paradossali ha un che di ossessivo e sicuramente fa rivalutare le gioie della quotidianità ("Ma sì, toglimi pure la gioia del bagno nella vasca, l'ultimo e modesto piacere che ancora mi resta!").
Opera spigolosa e complessa, Avventure sull'isola deserta conferma la sua compiutezza nelle scelte grafiche dell'autore, innanzitutto un illustratore più che un cartoonist. I disegni, spesso a pagina intera, sono accompagnati da lunghe didascalie dando forma a una sorta di romanzo illustrato che rinuncia a ogni dinamismo per una staticità evidente sia nella costruzione delle tavole che nella raffigurazione volutamente legnosa e "rugosa" dei corpi umani, caratterizzati da un dettagliato lavoro di tratteggio, in parte coperto da una colorazione tenue e retrò. I momenti visivamente più riusciti sono quelli ambientati sull'isola, in cui lo stile di Sieńczyk trova sfogo nella rappresentazione di panorami naturali talmente distorti da sembrare irreali, come se si trattasse della campagna sovietica di un altro pianeta.
Canicola continua a esplorare le connessioni tra fumetto e arte pubblicando opere che possono essere lette ma al tempo stesso anche semplicemente guardate: un'installazione dello stesso Sieńczyk è in mostra fino al prossimo 26 ottobre a Ferrara, dove il libro è stato presentato il 3 e il 4 ottobre in occasione del festival di Internazionale.